La vite cresce e respira nelle nostre terre da 2650 anni…

dai circa 200 vinaccioli di vitis vinifera ritrovati all’interno della tomba del princeps guerriero del popolo dei Piceni risalenti al VII secolo a.c. alle testimonianze notarili del 1579 in cui si descrive la vocazionalità alla coltivazione del Verdicchio e del Brungentile (oggi Sangiovese) nella vallata Camertina, tutto ci parla e racconta di una tradizione antica e plurimillenaria di questa magnifica ed unica landa marchigiana.

Fin dal XVI secolo ( Archivio Catastale Matelicese) inoltre si riconosceva la peculiarità di queste uve a non essere mai raccolte precocemente, e secondo il medico Francesco Scacchi (De salubri potu dissertatio, Roma 1622) erano anche in grado di produrre un vino frizzante in bottiglia, antesignano rappresentante del nostro spumante e precedente ai ben noti esperimenti di un benedettino francese dal nome di Dom Perignon.

Riconoscimento del DOC nel 1967

Si dovrà comunque attendere circa tre secoli (1879) per avere la prima descrizione ampelografica del Verdicchio come miglior vitigno a bacca bianca coltivato nelle Marche, a sancire quindi la unicità ed ecletticità per questo straordinaria uva che raggiunge il riconoscimento del DOC nel 1967, primo nelle Marche e quattordicesimo in Italia e continua in questo suo percorso di assoluto premierato con il riconoscimento nel 2010 della DOCG nella versione Riserva, raggiungendo un traguardo unico nel panorama vitivinicolo nazionale. Il fascino di epoche così lontane, dall’età del Bronzo ai giorni nostri, unite nel loro avvicendarsi dal sottile filo rosso della vite e del suo vino, che come sempre racconta storie di uomini e le loro emozioni.